IL CIOCCOLISMO ESISTE: É LA DIPENDENZA DA CIOCCOLATO. NE SOFFRI ANCHE TU

 

Anche tu pensi di essere dipendente dal cioccolato? È probabile. Si chiama “cioccolismo” ed è la dipendenza da cioccolato, realmente provata da studi scientifici.

COME AGISCE NEL DARE DIPENDENZA

Il cioccolato oltre a contenere grassi che vanno a stimolare la produzione degli endocannabinoidi naturali, contiene anche una sostanza che si trova nella cannabis, l’anandamide che, guarda caso,  fa parte proprio degli endocannabinoidi.

Le sensazioni rilassanti che regala il cioccolato sono dovute proprio all’anandamide nome derivato dal sancrito ananda che significa appunto beatitudine interiore.

Inoltre, il cioccolato contiene feniletilammina, l’ormone che il cervello produce quando si provano sensazioni piacevoli. Quest’ormone a sua volta va a stimolare serotonina e dopamina, noti per essere gli ormoni del buon umore.

Proprio perché il cioccolato riesce a dare tutte queste sensazioni di benessere, in particolari condizioni di stress emotivo, alcuni individui tendono a eccedere con il suo consumo. Più si mangia cioccolato e più il cervello invia segnali di bisogno. In questo modo si entra in un circolo vizioso dal quale uscire diventa difficile, proprio come capita con le altre dipendenze.

LO STUDIO SCIENTIFICO 

Lo studio che ha dimostrato i meccanismi alla base di questa dipendenza è dell’Istituto di neuroscienze (In) del Consiglio nazionale delle ricerche di Cagliari, che in un pubblicazione su Behavioural Pharmacology, ha analizzato il meccanismo neurobiologico del ‘cioccolismo’ (dall’inglese chocoholism), la dipendenza da cioccolato.

Lo studio è stato condotto sui topi che, per gustarne un po’, sono capaci di abbassare una leva erogatrice di cioccolata, trenta, cinquanta, cento volte e più per poi ricominciare subito dopo, senza arrendersi.

Nel dettaglio:  “Più volte al giorno, per 20 minuti al massimo, abbiamo alloggiato i topi all’interno di gabbie provviste di una leva e di un dispensatore per liquidi”, spiega Giancarlo Colombo, ricercatore In-Cnr. “I topi hanno rapidamente imparato che dieci pressioni sulla leva attivavano il dispensatore che, a sua volta, erogava la cioccolata per 5 secondi. Nel corso dei 20 minuti della sessione, i ratti hanno premuto la leva 800-1.000 volte e consumato circa 30 millilitri di cioccolata, circa un decimo del loro peso corporeo”.
“Mediante differenti procedure sperimentali è stato poi saggiato l’effetto del rimonabant, un inibitore selettivo del recettore CB1 degli endocannabinoidi, recentemente introdotto in alcuni paesi europei come farmaco per il controllo dell’appetito”, prosegue Mauro Carai, dell’In-Cnr. “Abbiamo potuto riscontrare che l’utilizzo di rimonabant riduce drasticamente i valori di auto-somministrazione di cioccolata, suggerendo quindi un possibile utilizzo di farmaci ad azione antagonista su questo recettore nella terapia del ‘cioccolismo’ “.
lteriori prove, eseguite nel corso dell’esperimento, consistevano nell’aumentare progressivamente il numero delle pressioni sulla leva necessarie per l’erogazione. “Tanto maggiore era il valore massimo raggiunto (breakpoint), ossia il numero di pressioni effettuate prima di arrendersi, tanto più intensa era la motivazione del ratto a consumare la cioccolata”, riassume Paola Maccioni, co-autrice della pubblicazione. “Nel secondo esperimento, invece, la cioccolata non era mai distribuita, a prescindere dalle pressioni esercitate sulla leva; anche in questo caso, registravamo il numero massimo delle pressioni raggiunte da ogni ratto prima di fermarsi (definito extinction responding). I valori medi di breakpoint ed extinction responding registrati sono stati rispettivamente pari a circa 100 e 250, confermando quanto ‘lavoro’ i ratti sono disposti a compiere pur di ottenere qualche goccia di cioccolata. Utilizzando il rimonabant, sia i valori di breakpoint che quelli di extinction responding risultavano notevolmente ridotti o soppressi completamente”.

“Anche se poco conosciuto, il ‘cioccolismo’ risulta un fenomeno di dimensioni sorprendentemente ampie nei paesi occidentali”, conclude Colombo. “Fonti americane indicano che ad essere colpite maggiormente sono le donne, nella misura del 40%, mentre la popolazione maschile è coinvolta per il 15%”. Dati che evidenziano l’importanza di un disturbo che, in alcuni dei suoi sintomi, viene paragonato alla dipendenza di sostanze d’abuso.

 

 

Se credi di mangiare troppo cioccolato, quindi, non è colpa tua, ma è una dipendenza a tutti gli effetti!

 

 

Fonte: Suppression by the cannabinoid CB1 receptor antagonist, rimonabant, of the reinforcing and motivational properties of a chocolate-flavoured beverage in rats”, Paola Maccioni (1,2), Daniela Pes (1,2), Mauro A.M. Carai (1), Gian Luigi Gessa (1), Giancarlo Colombo (1) 1 Istituto Neuroscienze, Cnr Cagliari