1. Antinfiammatori, cortisonici e antibiotici presenti nel latte italiano. È questo il risultato emerso da un test compiuto dal Salvagente in collaborazionecon l’Università Federico II di Napoli, che ha analizzato 21 confezioni di latte fresco e Uht acquistate in supermercati e discount. Si tratta di tutti marchi noti e di comune uso. Il direttore del Salvagente sottolinea che l’analisi non vuole penalizzare le aziende, che “si sono mostrate molto sensibili all’argomento e alle evoluzioni dei loro controlli”, ma il punto è stabilire se, per i consumatori, l’assunzione di antibiotici attraverso il latte p- in dosi molto basse e in regola con i limiti di legge – possa comportare dei pericoli. Ruggiero Francavilla, pediatra  gastroenterologo dell’Università di Bari spiega: “L’assunzione costante di piccole dosi di antibiotico con gli alimenti determina una pressione selettiva sulla normale flora batterica intestinale a vantaggio dei batteri resistenti agli antibiotici che diventano più rappresentati, con alterazione del microbiota umano”; dello stesso avviso il prof Gentile, infettivologo dell’ Università Federico II: “non si può escludere -dice il rischio che l’esposizione ripetuta possa avere ripercussioni sulla flora batterica buona”. Ma come ci finiscono questi farmaci nel latte? Sono utilizzati per curare le mastiti nelle vacche, ha spiegato Enrico Moriconi , veterinario nonché Garante degli animali della Regione Piemonte.
Ritieni, uno degli autori dello studio nonché professore di Chimica degli Alimenti presso la Facoltà di Farmacia della Federico II, rassicura: “Nelle nostre conclusioni sottolineiamo che in età infantile si è particolarmente esposti a queste sostanze, con maggiore vulnerabilitá. La capacità dei bambini a metabolizzare questi agenti tossici non è ancora ben sviluppata. Per questo un monitoraggio costante degli allevamenti sarebbe necessario per assicurare la salute di questi piccoli consumatori”.
Ora che la bomba è stata lanciata, chi spiega al consumatore come comportarsi?
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